Mostra Nikita Teryoshin 2026 | ITA

SPAZIO APPROFONDIMENTONikita Teryoshin
Life Sentence

Il rapporto tra esseri umani e animali è stato per secoli plasmato da protezione e al contempo sfruttamento. In Life Sentence, il fotografo Nikita Teryoshin che vive a Berlino, rivolge il proprio sguardo agli zoo in Germania, Svizzera e Portogallo: luoghi la cui origine è strettamente intrecciata al passato coloniale europeo.

Un tempo gli animali venivano prelevati con la forza da regioni lontane e gli zoo diventavano finestre su mondi remoti, ma anche simboli di possesso e dominio. Oggi vengono spesso giustificati in nome della conservazione. Ma cosa significa davvero protezione quando la libertà viene fortemente limitata, e al suo posto si costruisce artificialmente un senso di vicinanza con l’essere umano?

Nelle immagini di Teryoshin, lo zoo appare come un costrutto artificiale in cui la natura è soltanto simulata. Gli animali sembrano spesso isolati, estraniati da qualsiasi ambiente naturale, confinati in strutture geometriche, metalliche e in cemento. I loro corpi sono dominati da questi spazi artificiali; il loro sguardo appare fisso su qualcosa che sta oltre — qualcosa di inaccessibile. In questo senso, l’architettura stessa del luogo diventa metafora della cattività e della spettacolarizzazione.

Copyright foto: © Nikita Teryoshin

Nikita Teryoshin è nato a Leningrado (l’attuale San Pietroburgo), nell’ex URSS e vive a Berlino. Quando lui aveva 13 anni la sua famiglia si è trasferita a Dortmund, in Germania, dove in seguito ha conseguito una laurea in Fotografia. Suo padre, Vladimir Teryoshin, era pittore e scenografo per il teatro e la televisione. Le sue frequentazioni al luogo di lavoro del padre, pieno di oggetti di scena e oggetti misteriosi, hanno avuto un forte impatto sulla vita del fotografo. Da allora è rimasto affascinato dai dietro le quinte allestiti dai media, dall’industria o dalla politica. Anche la ricerca fotografica sul rapporto tra esseri umani e animali occupa una parte importante del suo lavoro.
Nel 2008, durante gli studi, dopo aver scoperto il lavoro e l’ironia di Elliott Erwitt e successivamente di Martin Parr e Lars Tunbjörk, sviluppò una vera e propria ossessione per la fotografia documentaria. Si è laureato con “Hornless Heritage” (2014-2017), incentrato sulla visione stile matrix delle mucche da latte negli allevamenti intensivi, progetto ospitato al Festival della Fotografia Etica nel 2016. In “Animal Escape Plan” (2021) mostra animali che sono riusciti a sfuggire al macello e a sopravvivere, raccontati non come vittime ma come eroi. Il suo progetto più recente, “Life Sentence”, affronta i mondi artificiali degli zoo mentre il suo progetto più longevo, “Nothing Personal” (2016 – in corso), tratta il commercio globale di armi. I generi fotografici in cui si riconosce sono la fotografia di strada e documentaria e quelli che definisce “orrori quotidiani”. È membro del collettivo Burn My Eye.
Il lavoro di Nikita ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il World Press Photo, ed è stato esposto e pubblicato ampiamente su riviste e giornali quali ZEIT, Stern, Spiegel, New Yorker, New York Times, GQ, 11Freunde, Bloomberg, SZ e Le Monde.
Nel 2024 ha pubblicato la sua prima monografia, “Nothing Personal – the Back Office of War”, con GOST Books, mentre nel 2026 ha pubblicato “Game of Chairs” con Pupupublishing.

Lodi, Ex Chiesa dell’Angelo, Via Tito Fanfulla 22

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